WESTWOOD APERTO
dopo "Le Ceneri di Gramsci” di P. P. Pasolini
- I tuoi fratelli sono preoccupati per te.
Lo sai, voglio andare a trovarlo.
Grazie di tutto, forse sei stanco.
Ti ho portato dell’acqua e qualcosa
che tu non volevi tenere -
Qui, alla ricerca di un ideale ideale
pulire la forma di ogni imperfezione
e poi abitare un futuro che finisce e ferisce
l’innocenza è l’esperienza indifesa
di uno stato che sento terreno
e gli uomini non saranno mai uguali
alla fine è dormire mangiare scopare comprare
o cadere sotto il peso di colpe sovrumane
e apocalissi di senz'altro domani
Credo davvero lo voglia qualcuno?
un malato assorbe l’energia di chi ha intorno
si aggrappa a chi ha intorno e poi succhia
per sopportare meglio lo scempio quotidiano
Tu sai se andremo ad abitare
il regno delle sere?
ci sono le strade ci sono i segnali
della scomposizione della mia aria
in particelle impermeabili
ad ogni traccia di dolore
ignoranza consapevole della storia infinita.
la storia è finita perché non esiste
perché non è mai esistita
oltre questo momento in cui incrocio le dita
sulla carta e lascio segni sottili di pelle
scomparire mentre li guardo
Non è qui
lo so, lo sento.
un’altra ragione
un’altra conformazione che non si muove
questo clamore enorme è interiore
ma c’è quest’altro fuori di me
che ci appartiene comunque
Non esiste niente quando dici che vivi.
non esiste neanche tuo figlio che gioca nel letto di casa
e fa ruzzolare una palla tra il bordo e il guanciale
perché se vivo
rado al suolo ogni costruzione che confonde la vista
libero il senso solo di questo passaggio
che scavo con le dita nella terra bagnata
di semi inadeguata e radici elastiche
che si tendono scheggiate e fanno male
quando entrano sotto le unghie
la terra è un gancio col suolo
un humus sul quale distendersi e respirare
dalla quale alzare lo sguardo
a correre in orizzontale
su ciò che sta intorno
orizzontale è la contraddizione che porto
come norma di vita futura
bava che feconda incerta
una sfera altrimenti preclusa
dalle molte tentazioni d’assetti
assoluti e definizioni:
Contengo moltitudini
le vite divise in caste registrate
con il simbolo sopra del bene ordinato e del male
a ciascuno il suo destino
glooms & dooms di atei che s’inchinano all’altare
Esiste una tregua?
il vecchio che cerca di seppellire con se il futuro
manicheo che divide tra corpo ed ascesi
tra persona e lottare
peccato ed oblio
amore e ossessione
e la bellezza che non ha saputo vedere
abitiamo nell’isola della morte incivile
cipressi e alte mura ci chiudono dentro
vogliamo un mondo per tutti uguale
senza ingiustizia
dove non sappiamo chi decide la sua misura
la mia non è la tua e la nostra la sua
vederlo così ed amarlo uguale
sentire che non va bene ma amarlo uguale
non è allora amorale di un’estrema morale?
presunzione di non accettare
che talvolta non ho le risposte
non ce ne sono per le domande del mondo
se non quelle cui rispondo ogni giorno
quando decido che lo devo fare
non esiste peccato.
non conosco le sue diverse regioni
le codifiche appropriate non conosco le razze
non conosco le lingue non sento le religioni
solo parole ascoltate portate per bocca
ama un altro come ti ami
non di più non di meno
equalizza lo sforzo
riconosci entità distanti nella fatica di racchiuderle
in un corpo definito nel tempo e nello spazio
un dio che passa attraverso lo sperma e la carne
che metto a nudo in angoli
caldi e umidi e sporchi
un dio che non ha discrepanza in una coscienza
civile o privata non sono termini di differenza
non c’è denuncia per la mia questione irrisolta
ma la mia additata indifferenza che porta, forse
(..............)
I
