Lei Vende Tabernacoli

   

 



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sabato, 04 marzo 2006
 

Leggende della Terra dei Ghiacci

 

La prima volta è un grido terrorizzato
paralizzato dalla paura
rompere un varco e passo dopo passo
se voglio, posso farlo finire.

Ma un verbo non dice sono presente
se anche affiliato a storie di uscite
provocare è uno scandalo appena
permettere allora rimane
messe in ginocchio e piegate
che qualche volta sia lasciata
alla pace di una dea sprofondata
nel mare e di un dio che riscalda
il corpo con un fuoco di ghiaccio.

Il sole è l'ultimo punto d'incontro.
rena raffinata ed indaco grosso
tengono le geometrie di un emisfero
corporale ferito
cupo in attrito e misura.

Se chiedo quale parte permette di essere
                                                      meglio
la mano affonda nel liquido lattiginoso
di un nuovo fratello
prima che arrivi ancora mattina.
 
Un nuovo fratello per il quale lottare
un attimo prima di riprendere fiato
e trovare il braccio che indica lo stretto
e segna il passaggio verso il mare.

Sotto le nuvole che tagliano giallo le montagne
la mia parte, una regione migliore
la città dove sono nato
ancillare, difficile da spiegare
ripugnante come le terre dei padri.

Immaginarle cosi chiaramente:
un vento del nord incolore
granelli portati di rumore che si fermano
                                                       ai rami
le case come architetture morte nel chiaro
                                       e marrone di serra
un cane che abbaia la saliva colata
di un giorno che avanza per terra
freddato.

Frosting ha allora un suono più dolce
come di foglie che cadono rotte
quando le tocchi con mano.


Sciogliere il ghiaccio è votarsi ad un santo pagano.


Liquido d'aria che si appoggia lento
muschi e licheni nel blu ultravioletto di una sera
d'ottobre
intasano immobili la lingua terminale del bacino collettore
periodico d'acqua cristallino di densità minore  
che collega le molecole agitate
raccolto ed opaco
quieto di un momento cosi trasparente.   
          

La luce del bianco, il bianco e la luce.

 
Si sente il gelo attaccarsi alla pelle
l'aria assiderata rispondere i passi
alimentarsi col fuoco per sopravvivere.

Grammature differenti di idee che si aprono
incroci di secchi che dondolano al sole piegato
una bambina guarda assorta tre gusci messi in fila    
congiunzione fredda di e di aria  
baccelli di vita e vasi di ghiaia
un compito cosi delicato da portare alla fine.

Nuvole di acqua tenera e verde
grigia nel ventre di questa natura
cerchi che un'auto lascia al suolo bagnato
un morbido acciaio che si curva imperfetto
un grumo di aghi di pino e cemento
e qualcosa che somiglia a
riflessi di dolo che ora
non può ancora tenere

Si sente il freddo passare nei corridoi.


E la regina dei ghiacci allunga una mano
rimane a mezz'aria torcendosi
come una statua
sfaldata che segna l'ingresso di parchi ed uffici.


Le teste si alzano
si voltano per cercare la voce
e intanto cadono fogli davanti al computer
di bilanci in forme binarie
risposte appropriate da dare al signore
che regna perenne a vegliare quest'ordine
che è naturale e perfetto e regolare.

Fino alla prossima volta
un'altra lezione di scienze naturali
gli elementi disposti nelle tabelle lineari
e una mano che approssima la risma di terra
impostura di legni ficcati con forza
per il paesaggio della regina dei morti
con le dita tagliate.


Se si guarda la luce
si scorda anche il freddo che riempie i polmoni.


Tu sai non c'è ragione
di aspettare scegliendo il contrasto
che dice l'altra versione
per non essere felici in questo posto.

Il naso gocciola sangue gelato
carnalino impastato di polvere e rosso
parole infilate nelle crepe dell'osso
per salvare le fratture scoperte.   
                  
 
La luce del bianco il bianco e la luce.


Così lo sei.

 

postato da MenandDreamers | 18:17 | commenti


sabato, 25 febbraio 2006
 

            

WESTWOOD APERTO  

                                                                                      

                                            dopo "Le Ceneri di Gramsci” di P. P. Pasolini    

 

 

- I tuoi fratelli sono preoccupati per te. 

  Lo sai, voglio andare a trovarlo. 

  Grazie di tutto, forse sei stanco. 

  Ti ho portato dell’acqua e qualcosa  

  che tu non volevi tenere -

   

 

 

 

 

Qui, alla ricerca di un ideale ideale

pulire la forma di ogni imperfezione

e poi abitare un futuro che finisce e ferisce 

 

l’innocenza è l’esperienza indifesa

di uno stato che sento terreno

e gli uomini non saranno mai uguali

 

alla fine è dormire mangiare scopare comprare

o cadere sotto il peso di colpe sovrumane

e apocalissi di senz'altro domani 

 

Credo davvero lo voglia qualcuno?  

un malato assorbe l’energia di chi ha intorno

si aggrappa a chi ha intorno e poi succhia 

per sopportare meglio lo scempio quotidiano   

 

Tu sai se andremo ad abitare

il regno delle sere?

ci sono le strade ci sono i segnali

della scomposizione della mia aria

in particelle impermeabili

ad ogni traccia di dolore

 

ignoranza consapevole della storia infinita.

la storia è finita perché non esiste

perché non è mai esistita

oltre questo momento in cui incrocio le dita

sulla carta e lascio segni sottili di pelle

scomparire mentre li guardo

 

Non è qui

 

lo so, lo sento.

 

 

un’altra ragione

un’altra conformazione che non si muove

questo clamore enorme è interiore

ma c’è quest’altro fuori di me

che ci appartiene comunque

 

Non esiste niente quando dici che vivi.

non esiste neanche tuo figlio che gioca nel letto di casa

e fa ruzzolare una palla tra il bordo e il guanciale 

 

 

perché se vivo

rado al suolo ogni costruzione che confonde la vista

libero il senso solo di questo passaggio

che scavo con le dita nella terra bagnata

di semi inadeguata e radici elastiche

che si tendono scheggiate e fanno male

quando entrano sotto le unghie  

 

 

la terra è un gancio col suolo

un humus sul quale distendersi e respirare

dalla quale alzare lo sguardo

a correre in orizzontale

su ciò che sta intorno 

 

 

orizzontale è la contraddizione che porto

come norma di vita futura

bava che feconda incerta

una sfera altrimenti preclusa

dalle molte tentazioni d’assetti

assoluti e definizioni:

 

 

Contengo moltitudini

 

 

le vite divise in caste registrate

con il simbolo sopra del bene ordinato e del male

a ciascuno il suo destino

glooms & dooms di atei che s’inchinano all’altare

 

Esiste una tregua?

il vecchio che cerca di seppellire con se il futuro

manicheo che divide tra corpo ed ascesi

tra persona e lottare

peccato ed oblio

amore e ossessione

e la bellezza che non ha saputo vedere 

 

 

abitiamo nell’isola della morte incivile

cipressi e alte mura ci chiudono dentro

vogliamo un mondo per tutti uguale

senza ingiustizia

dove non sappiamo chi decide la sua misura

la mia non è la tua e la nostra la sua  

 

 

vederlo così ed amarlo uguale

sentire che non va bene ma amarlo uguale

non è allora amorale di un’estrema morale? 

 

 

presunzione di non accettare

che talvolta non ho le risposte

non ce ne sono per le domande del mondo

se non quelle cui rispondo ogni giorno

quando decido che lo devo fare 

 

 

non esiste peccato.

non conosco le sue diverse regioni

le codifiche appropriate non conosco le razze

non conosco le lingue non sento le religioni

solo parole ascoltate portate per bocca

ama un altro come ti ami

non di più non di meno

equalizza lo sforzo

riconosci entità distanti nella fatica di racchiuderle

in un corpo definito nel tempo e nello spazio

 

 

un dio che passa attraverso lo sperma e la carne

che metto a nudo in angoli

caldi e umidi e sporchi 

 

 

un dio che non ha discrepanza in una coscienza

civile o privata non sono termini di differenza

non c’è denuncia per la mia questione irrisolta

ma la mia additata indifferenza che porta, forse

 

 

 

 (..............)

 I 

postato da MenandDreamers | 21:36 | commenti
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